Perestroja e Klobása dietro la reception

“Caro Spo’,
non puoi capire quanto mi manchi Roma… qui a Bucarest d’inverno fa freddo, di quel freddo umido che ti entra nelle ossa e ti fa ricordare tutte le scorribande fatte negli ultimi vent’anni.
A proposito di scorribande… Anni orsono mi è capitato di passare le vacanze a Praga, in Repubblica Ceca, che a chi non ci avesse mai avuto a che fare potrei descrivere come una rident… sobr… immaginate un beccamorto perennemente ubriaco di birra ed avrete il quadro di questa città. Pregna di questa aura oscura ma con sprazzi di genialità e colore (nell’architettura) e fiumi di birra sempre e comunque.
Il mio albergo era in città vecchia, vicino alla Prašná Brána (Porta delle Polveri), e forniva un servizio di reception 24ore, una delizia per me che rientravo sempre tardi e non sempre lucidissima.
Uno degli impiegati – che chiameremo Klobása – l’avevo notato già la prima sera, bel tipo, alto, capelli scompigliati ed una vaga aria da liceale dell’ultimo anno che ti dà ripetizioni quando tu sei solo al primo e casualmente ti si apre un bottone in più nella camicetta mentre siete in camera tua a fare lezione.
Vedilo una sera, vedilo la seconda, l’appetito sale. Non ero lì per lavoro, quindi avrei potuto tranquillamente prendermi una pausa ma come sai il sesso mi piace, anche se non è retribuito.
Lo saluto e gli auguro buon lavoro, salgo in camera, mi butto sotto la doccia, poi entro in un accappatoio nemmeno troppo capiente e ops! che sciocca mi sono chiusa fuori dalla camera!
Con una goffaggine falsa come una banconota da 25€ mi avvicino alla reception e con nonchalance appoggio i gomiti e le gemelle al bancone lasciando che la scollatura si apra abbastanza da catturare lo sguardo di Klobása, che quasi salta sulla sedia.
Cinguetto che non so proprio come possa essere successo, di essermi chiusa fuori mentre cercavo un distributore di ghiaccio sul corridoio, e sarebbe davvero gentile se mi potesse aprire la porta…
Klobása si annoda in tre lingue diverse (non avevo notato che fosse così giovane) per poi riprendere fiato e dirmi che sì, tempo di chiudere la porta d’ingresso e mi avrebbe accompagnato al piano.
Mi ronza però un pensiero in testa: in camera… come al solito… secondo me possiamo fare di meglio.
Lascio che vada a chiudere la pesante porta d’ingresso e gli chiedo se lì dietro c’è un ufficio o se è tutto qui a vista; mi risponde ridacchiando che sì, dietro è molto più grande (e vedo nel riflesso che mi guarda il culo fasciato nell’accappatoio), così mi volto e gli dico – me lo fai vedere?
Colgo lo sguardo, ha capito benissimo. Scivoliamo nel retro della reception rapidamente, tanto quanto ci mette il mio accappatoio a cadere sul pavimento, poche chiacchiere, una mano sulle tette, una sulla mia gola, mi sbatte contro la parete dell’ufficio prima di affondare la sua lingua nella mia bocca, intanto che le mie mani scendono a litigare con la cintura dei pantaloni.
Volume 2Non sappiamo quanto tempo abbiamo, dobbiamo fare in fretta, selvaggiamente, ma io sono pronta e lui lo sento già durissimo in mano, basterà veramente poco per fare festa stasera.
Mi fotte con le dita rapidamente per farmi bagnare ancora di più, e poi giù a pecora sulla scrivania che quasi rovesciamo tutto ma non importa, avrà il resto della notte per mettere a posto, mentre invece io sono calda e aperta ora.
Mi scopa in modo deciso, silenzioso, sento solo il suo respiro che accelera e il rumore della mia fica che fa la risacca, le mani che mi stringono per i fianchi e il suo pube che sbatte contro il mio culo, un concerto meraviglioso circondato solo dal ronzio del frigorifero e del condizionatore.
Klobása mi sta scopando durante il suo turno di lavoro, con la precisione di quando archivia le prenotazioni, con la solerzia di quando registra tutti gli ospiti, con il ritmo danzante con cui allestisce i tavoli della sala colazione e tuttavia con la potenza di un poco più che ventenne, arrapato, famelico, pulsante e caldo dentro di me.
Vengo rumorosamente e lui subito mi afferra per i capelli, trascinandomi sul pavimento dove mi esplode addosso, schizzando sul mio viso, sul mio seno, quasi con disprezzo per aver disturbato la sua monotonia notturna.
Ci rivestiamo e mi accompagna alla camera, dove lo saluto con discrezione. Direi che ora un’altra doccia non è una cattiva idea.

Niente morali stavolta, caro Spo’! Pensiamo solo ai momenti belli e vediamo di sopravvivere in attesa di rivederci da mamma Roma!
Notturnamente vostra,
Perestroja”

Klobasatece:

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