Alis Postatomica

“Ormai nell’epoca del coprifuoco, tutto è prima.
Le rumene escono prima, per strada.
Alle 18 o giù di li, appena cala il sole, le vedi spuntare ai lati delle carreggiate con i loro abiti provocanti e le movenze sinuose.
Agli occhi del neofita o dell’illuso.
Tutti gli altri sanno che c’è solo molta voglia di denaro, di tirare a campare anche oggi.
Alis lo sa, cosi come Alina, Erika, Mikaela e Maria.
Le tenebre alle 18 e rotti, il coprifuoco alle 22.
Il tempo è poco e fa tic tac, come i loro tacchi sull’asfalto freddo di febbraio.
Tutte ragazze transilvane che incontri mentre scarti a destra il parco e la scuola, e fino all’incrocio con via dei meli, dove leggi le insegne degli spacciapanini tra le quali quella di “wustellone” che fa tanto ridere e tanto identificare, certe volte.
I loro balletti ripetitivi e meccanici -cosi come quello di un carillon a molla- servono anche per non farle morir di freddo.
Penso che pure per me è tutto prima.
Ma magari non è prima, è solo il momento suo, e io non accetto il tempo che passa.
Il cervello spinge sempre il solito tasto della voglia di fregna istantanea e decontestualizzata.
Il cazzo un po’ meno, ormai i livelli del testosterone nel mio sangue vanno calando, lentamente quanto inesorabilmente.
Ad ogni modo vengo catturato da un paio di calze nere a rete e un paio di glutei davvero gagliardi e presumibilmente molto giovani.
Mi fermo e le dico “sali” senza contrattare niente, altro segno di un’ormai domata indole da predatore stradale.
“Alis” -come molte ragazze- si sincera innanzitutto della mia nazionalità, e per convincerla della mia italianità senza ricorrere a lunghe conversazioni, esibisco il documento cosi come si fa con le forze dell’ordine.
Si Alis, rimetti in ordine i miei pensieri, dopotutto è molto semplice: con la tua presenza e il tuo sorriso finto, le tue domande di rito io mi ricordo che nonostante le mille paranoie e i dolori di cuore ho semplicemente voglia di un po’ d’amore, anche artefatto che sia, almeno per qualche minuto.
Anche se dovrò pagarti, non fa niente.
Alla fine sei sempre in perdita -non che me ne rallegri- tu mi dai i tuoi 21 anni e il tuo candore, e non ne hai altri, io ti do i miei soldi, ma ne avrò altri, probabilmente.
Andiamo a casa, una casa presa apposta per “lavoro” e molto triste e spoglia, anche se molto pulita.
Un materasso su una rete, nessuna spalliera né telaio.
Una stufa alogena che crea quel giusto ambiente caldo, più alla vista che sulla pelle a dirla tutta.
Alis è molto tonica e ci mancherebbe, a 21 anni mangiavo come un democristiano, vivevo come un ameba ma ero comunque tirato come Ironman.
A 21 anni si è dei supereroi.
Volume 2Alis fa questo lavoro da poco, dice, 8 mesi appena, e dice che ancora a volte le piace fare l’amore con degli sconosciuti, se le piacciono, ed io le piaccio perché non ho la panza e profumo.
Dice.
Mentre mi sollazza e mi allieta avverto la sua emozione e l’assecondo con tiepide carezze e titillamenti della mano sinistra, mentre le carezzo i fianchi i seni e le tempie con la destra.
Arriva il momento di unirci e lei sorride per nascondere l’imbarazzo.
Sono delicato e rispettoso nell’iniziare a cogliere questo fiore fresco, quantomeno da principio, poi mi accendo e parto forte, e le dita e le unghie di lei affondano nei miei fianchi e dorsali, e poi mi abbraccia forte e mi tira a se, uniti in questo randomico amplesso concordato, pattuito, regolamentato e retribuito, ma stringi stringi anche così vero nel suo nocciolo.
Finisce tutto presto, so bene che Alis ha da fare, del resto il mio slot l’ho consumato bene, e decido di arrivare al dunque.
C’è ovviamente il tempo delle domande scomode, quel tempo in cui rivesti e vai via, dove nonostante non ci si conosce si crea un sottile filo conduttore che sembra sempre più chimico che altro.
E’ probabilmente la parte più vera di tutto il teatrino che va dal balletto al coito, ai saluti.
La domanda che odio di più, e che come spesso accade è la prima.
-“Non hai una fidanzata?”
-“No Alis, non sarei qui altrimenti”
-“E perché no ce l’hai? E poi che te credi pure quelli sposato vengono qua da?”
-“sono una persona insicura, timida, e poi sono esigente. Ma anche sincero, ho una parola sola io”
-“fai bene a esse esigente, sei bello! Ma no devi avere paura tu piace a donne. Se soridi!
Quanti anni so che vai con ragaze a pagamento?”
-“a giugno saranno 20. Pensa, la prima volta che è successo tu avevi solo un anno.
so vecchio!”
-“te devi pensa a molie… a fa un bambino… io voio tanti sai? 5! Voio fa uno lavoro normale e ave la mia casa, qui ma se no anche a Romania me va bene! E tu che voi??”
-“non lo so che voglio Alis. Guardo giorno per giorno, cerco di stare bene, di non fare del male, di vivere sereno… poi non lo so”
-“te secondo me sei uno buono de core. Ma devi pensa a domani, mica poi esse vecchio da solo, giovane poi esse solo ma vecchio no, come fai, chi te aiuta?”
A sta domanda non ho risposto e s’è instaurato quel silenzio di attesa tipico, mentre riportavo la dolce, tonica (e curiosa) Alis alla sua postazione.
Arrivati alla postazione di combattimento mi saluta senza manco guardarmi in faccia e scende… ma poi una volta già in piedi -con la mano poggiata ancora sullo sportello aperto- si gira di scatto, come quando scordi qualcosa e hai paura di non trovarla più e sgranando gli occhi mi fa -“ma in venti ani chisà quante ragaze hai visto e sei andato.. quale è stata che te è piaciuta de piu, la migliore??”
Ci ho riflettuto un attimo e poi ho risposto “Alis, siete tutte meravigliose a 20 anni, e me sarei potuto innamora’ de ognuna de voi fossi stato abbastanza scemo, ma cmq poi per forza di cose vi imbruttite, con la vita che fate e gli anni che passano, e la cosa peggio è che spesso sta vita ci fa diventa cattivi.
Tu ricordati questo se vuoi lavorare tanto: noi preferiamo una donna normale con un po’ di gentilezza e simpatia a una donna meravigliosa ma antipatica e fredda… siamo sempre persone.
Fai il tuo gioco baby”
-“Grazie. Ciao. Torna se voi io sto qua!”
Torno a casa a musica spenta, le palle vuote ma la testa piena di pensieri.
Ed ancora questa pervadente sensazione:
E’ tutto prima.
Le 21:30 e la strada è deserta,
o quasi.
Mi andava di scopare
o quasi.
E’ presto, ma è pure gia tardi.
So punti de vista.

Er Furgonaro”

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