Perestroja e la pizza in faccia nell’Hotel a Laurentina

““pisciami in bocca!” ha detto. Così, all’improvviso. Allora in un microsecondo ho dovuto calcolare quanti soldi mi stava dando, quanti avrei potuto chiederne per questo servizio extra, e quanti me ne servono per pagare l’affitto in quel buco di merda dove sono finita ad abitare dopo aver lasciato Baia Mare, che sembra un posto bello ma invece è una specie di Cinisello Balsamo del nord della Romania.
E mi sono lasciata andare, ho pisciato in bocca a quel bastardo assetato.
È stato generoso, mi ha allungato addirittura una piotta, che ho infilato frettolosamente dentro agli stivali perché non mi fido delle zozze dell’Ardeatina. Mi ha riportata al mio angolo senza fare troppi complimenti, in un misto di timida gratitudine per avergli permesso quel piccolo svago, e di orgoglio per essere riuscito a sborrare anche stasera con – tutto sommato – pochi soldi.
Questa sera non c’è molta gente in giro, i ragazzi passano pigri con le loro macchine regalando nient’altro che fischi e parole mentre solleviamo le gonne o apriamo le giacche mostrando le nostre fiche pettinate a festa.
Una macchina grossa rallenta, mi giro dandogli le spalle e alzando il vestito per mostrargli il mio culo fasciato solo dalle stringhe di un reggicalze, sento i freni, ci siamo l’ho agganciato. Mi avvicino al finestrino, è un tizio di mezza età con giacca e cravatta, pare uno di quegli industriali che si vedono in tv durante le cerimonie di apertura delle aziende, anche troppo piacente per stare lì a raccogliere fregna in mezzo alla strada. Ma chi sono io per giudicare.
“quanto vuoi per tutto?”, “du’ piotte” sparo alto, ci provo, “va bene, sali”.
Mi guarda, senza parlare, allora per rompere il ghiaccio gli chiedo se vuole una pompa mentre guida, ma risponde che no, preferisce aspettare finché non saremo in camera. Andiamo in un hotel sulla Laurentina, roba da signori, ma almeno mi posso lavare con calma senza dover sentire urlare una di quelle stronze con cui abito, che c’ha fretta perché deve uscire col fidanzato che manco sa che fa la troia.
Nella stanza di fianco si sente qualcuno urlare, in un accento brasiliano rinforzato da un bel paio di gonadi che evidentemente sono ancora lì al loro posto: mi viene da chiedermi se lo stia prendendo o lo stia ficcando, busserei solo per scoprirlo.
Volume 2Il tizio che mi ha caricata è seduto sul letto, con ancora camicia e cravatta ma senza pantaloni e col cazzo in mano, bravo presidente, poche chiacchiere e cazzo pronto. Lascio andare l’accappatoio e gli permetto di guardare tutto, di toccare tutto, mentre lui si sega come un dannato senza ancora lasciarmi fare. Allora gli monto sopra, e come un forsennato inizia a sgrillettarmi che manco uno che chiama l’ascensore al pronto soccorso, “piano amore!” gli dico, e sto fijo de na mignotta mi tira una pizza in faccia così forte che gli cado dal cazzo e finisco giù dal letto a gambe all’aria.
Mi tiro su e afferro uno degli stivali che mannaggiaddio mò te lo spacco in fronte e me lo vedo lì come un coglione che ancora si sega senza nemmeno rendersi conto di quello che mi ha fatto, ansimando come un cane bastardo mentre si sborra addosso, pure sulla cravatta. Si stende, ancora col cazzo in mano, e inizia a russare beato.
Penso l’unica cosa utile in quella situazione: mi vesto, faccio chiamare un taxi e vaffanculo svuoto il portafoglio a sto infame. E gli ho pure fatto il favore di non piantargli un tacco nello scroto.
Monetariamente vostra anche se un po’ ammaccata,
Perestroja”

Ammaccatece:

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