Perestroja e il primo amore non si scorda mai

“Caro Spo’,
oggi ti voglio raccontare una storia di quasi vent’anni fa, così per cambiare un po’, forse un po’ troppo romantica per i tuoi lettori ma chissà, voglio provare.

Eccomi qui: una giovane ventenne con un corpo già ricco di forme e fresco delle prime esplorazioni sessuali, fatte in patria.
Per l’estate decido di concedermi una pausa dagli studi e, sicchè già mi ronzava in testa di trasferirmi in Italia, organizzo una piccola vacanza per conoscere il territorio.
Il tragitto prevede diverse soste lungo la penisola, e tra queste vi è la magnifica Firenze con la Galleria degli Uffizi, meta ambita per me che osservo ogni opera d’arte con occhi sognanti.

Durante la seconda visita agli Uffizi (una non mi bastava) noto un giovanotto, più o meno della mia età, con grandi occhi azzurri e malinconici, un maglione buttato sulle spalle a dare un tocco di serietà ad una semplice polo – sembrava che avesse appena finito di giocare a tennis negli anni 50 – capelli chiari e un po’ arruffati dalla vita.
É lì con alcuni amici nell’atrio d’ingresso, probabilmente temporeggiando per entrare a seguire la visita guidata.
Quando gli passo di fianco lo vedo in un riflesso socchiudere gli occhi un istante, come faccio io quando mi arriva il profumo delle lasagne la domenica.
Mi volto appena e così fa lui, un rapido scambio di sguardi che pare durare mille anni, mentre accenna un sorriso.

La visita sta per iniziare, così ci mettiamo tutti ordinatamente in fila nel Vestibolo per entrare e ammirare – di nuovo per me – l’incredibile esposizione di tesori.
Il ritmo è piuttosto lento, perché ci sono sia giovani che anziani, e permette di guardarsi in giro durante le spiegazioni.
Lui è entrato con il mio stesso gruppo ma si è allontanato dagli amici, e me lo ritrovo di fianco.
Sento il suo leggero profumo sotto al naso, probabilmente muschio bianco “arrotondato” dal calore della pelle, mentre le nostre braccia si sfiorano appena. Mi volto verso di lui, sentendomi avvampare le guance, sorride e mi guarda come se avesse percepito ogni mia sensazione.
Il gruppo si muove verso la Sala dedicata all’Archeologia, ma noi siamo lì, fermi, inchiodati da qualcosa che non possiamo controllare.
– dobbiamo andare…?, chiedo con il mio timido italiano fresco di scuola.

Mi prende la mano senza dire nulla, si guarda in giro e mi guida tra pesanti tendaggi fino ad una stanzetta di servizio, chiudendo la porta alle sue spalle.
Poggia il maglione e la mia borsetta sopra ad uno scatolone e mi spinge con delicatezza contro la porta, prendendomi il viso tra le mani per un lungo bacio.
Lo ricordo come fosse ieri: un blackout totale nella mia mente, mentre sentivo il sangue corrermi dappertutto, impazzito, bollente, desideroso di qualunque cosa stesse per accadere.
Una mano si stacca dal mio viso e prende a percorrere il mio corpo, soffermandosi ad avvolgere attraverso la stoffa i miei seni ed i capezzoli durissimi, per poi sollevarmi il vestito, accarezzarmi l’inguine e farsi strada nelle mie mutandine di cotone da brava ragazza, già fradicie.
Comincia a scendere mentre mi solleva il vestito oltre ai fianchi, appoggiando il viso tra le mie gambe, respirando a pieni polmoni l’odore dei miei umori, baciandomi la pelle prima di fare scivolare a terra le mie mutandine. E lì prende a leccarmi, baciarmi, succhiarmi, con foga, afferrando le mie natiche tremanti, come se fosse un pasto dopo giorni di digiuno.
Devo tapparmi la bocca per non farci scoprire, mentre sento la mia fica grondare di saliva e di umori, pulsare impazzita ad ogni colpo di lingua e le dita, oh le dita, quelle lunghe dita che mi penetrano come un coltello caldo nel burro, un po’ davanti ed un po’ dietro, facendomi perdere ogni inibizione ed anche l’ultima verginità rimasta.
Non posso aspettare oltre, ho bisogno il suo cazzo dentro di me, ora.
Lo raggiungo sul pavimento aprendogli rapidamente i pantaloni, buttandoci sopra la faccia, risucchiando il suo cazzo durissimo fino alla gola, più volte, mentre lui armeggia col mio vestito e la sua maglietta. Restiamo nudi a parte le scarpe, gli salgo in grembo e mi getto a gambe aperte sul suo cazzo, cavalcandolo come mai prima, aggrappandomi alle sue spalle intanto che mi stringe con forza i capezzoli facendomi male, ma quel male che non vorresti finisse mai.
Mi bacia ancora, respiriamo uno nell’altra, ascoltando il ritmo dei nostri corpi che sbattono all’unisono, poi mi fa girare.
Ed eccomi qui in un tempio dell’arte, a pecora a farmi scopare il culo per la prima volta nella mia vita. E non ditemi che questo non è romantico.
Sono così eccitata che avrebbe potuto fottermelo con una gamba del tavolo, sarebbe passata anche quella.
Il suo cazzo è prepotente, duro, ma le sue mani sono gentili mentre mi tiene per i fianchi, prima degli ultimi colpi, prima di farcirmi il culo di sborra calda, prima di essere schizzato fino alle palle della mia venuta, altrettanto calda.
Volume 2
Siamo un disastro di sudore, sborra, squirt, fiato corto e sete. Passiamo qualche minuto in silenzio per riprenderci, prima di tenderci la mano e presentarci con una risata.
Con calma ci rivestiamo, aiutandoci a vicenda ad avere un aspetto decente prima di abbandonare lo stanzino.
Ormai abbiamo perso il gruppo e non abbiamo più né voglia di riprenderlo né le forze per farci tutta la visita.
Mi chiede se mi va di bere qualcosa insieme, accetto di buon grado, mi prende sottobraccio e chiacchierando un po’ in italiano ed un po’ in inglese torniamo al corridoio d’ingresso per lasciare la Galleria con discrezione.
La nostra giornata proseguirà così, tra chiacchiere e risate, qualche drink qua e là, un salto a cena, una notte infuocata in hotel e l’indomani la promessa di non perderci di vista.
E così è stato, vent’anni dopo ancora ci sentiamo, sa della mia professione, sa della mia vita e conserva ancora quel tipico orgoglio di chi sa di essere stato il primo ad avere scopato il culo di una ragazza.

Pittorescamente vostra,
Perestroja”

Uffiziatece:

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