Il Capodanno di Perestroja e Sterculo

“Ciao Spo’,
il nostro caro Maestru, in occasione del capodanno, ci ha organizzato una festa in villa a tema mitologia romana con alcuni dei nostri migliori clienti; noi ragazze eravamo assegnate a rappresentare varie dee, chiaramente in chiave riveduta e corrotta, per soddisfare ogni necessità.

Eravamo in 7: io che vestivo spighe di grano tra i capelli come Proserpina e badavo che non mancasse nulla sulla tavola imbandita, Ada la rossa fiammante ad impersonare una Minerva in soli sandali d’argento con tacco vertiginoso, Georgina la platinata tutta curve come Giunone con indosso nient’altro che una fascia di seta in vita, Mona a tributare Epona con tanto di briglie (per un simpatico scherzo del Maestru, poiché Epona era la dea dei cavalli e Mona è particolarmente fan di certe misure), Catina di un invidiabile biondo naturale e bellissima Venere con piccole pitture d’oro ad evidenziare le sue fossette sopra le ampie natiche (vista da dietro da seduta pareva un incantevole violino), Tinca e Raluca le sorelle more a rappresentare Abbondanza e Concordia e pronte a regalare doppie emozioni ad ogni partecipante che si sedesse sulla poltroncina dedicata.

Alle 23 sono arrivati i nostri ospiti, accolti dal Maestru in versione Giove, e si sono presto messi a loro agio tra poltrone di velluto, calici di champagne e lunghe gambe pronte ad aprirsi e festeggiare.
Tra questi spiccava un imprenditore barese sulla sessantina, rinominato dal nostro Giove “Sterculo” (eh sì, proprio il dio della concimazione), per le sue bislacche richieste e per la sua capacità di combinare sempre disastri in qualunque situazione egli si trovasse.
Sterculo, l’ultima volta che aveva caricato una ragazza -non nostra- in macchina, si era improvvisamente precipitato fuori nel parcheggio perché per un errore di calcolo l’arnese gli era rimbalzato indietro e si era sparato la sborra in bocca da solo. La cosa lo aveva talmente inorridito che aveva scatenato un baccano infernale, prima sputando e poi vomitando, tale che la ragazza si era spaventata ed era corsa via tenendo in mano gli stivali e le mutande.

Un’altra volta aveva deciso che era giunta l’ora di provare il sadomaso, così si era prenotato Tinca e Raluca per una intera notte in un albergo sul Traiano, raccomandando che portassero tutta l’attrezzatura del caso.
Le nostre sorelle non erano nuove a questo genere di giochetti, quindi si prepararono a caricare il loro arsenale migliore fresco di lavanderia: plug anali, code, corde, guinzagli, fruste, palette, gag balls, manette varie e abbigliamento in pelle.
Sterculo le attendeva gioioso nella sua bella stanza con letto in ferro battuto, all’ultimo piano con vista sul lago, tronfio di orgoglio e viagra, con un bel calice di Moet in mano e le sue amate ciabatte di velluto ai piedi.
Tinca inizia a montare i vari aggeggi al letto a cui legare le corde mentre Raluca sceglie con cura gli strumenti di tortura.
Dopo qualche minuto iniziano a sfilare davanti a lui, bellissime nei loro corsetti di pelle e acciaio, con calze a rete aperte tra le gambe e tacchi affilati: lo stuzzicano con le piume e con qualche leggero colpo di frustino, ma ecco che in preda all’eccitazione lui si alza e cerca di acchiappare al volo Tinca, non rispondendo più del suo ruolo di schiavo. Raluca prontamente cerca di rimetterlo al suo posto, sferrando un colpo di frustino dritto alle sue natiche.
Ma è in quel momento che Sterculo si gira all’improvviso.
<<sciaff>>
Un urlo si staglia per tutto l’albergo.
Per tutto il lago.
Potrebbero averlo sentito fino a Fiumicino.
Si piega in avanti, lacrime agli occhi, cade per terra, vomita dal dolore. La serata sadomaso finisce con lui in pronto soccorso e le ragazze mortificate che raccontano dell’incidente al Maestru, che non sa più se ridere o preoccuparsi per il poveretto.

“Direi che si è ripreso alla grande”, mi dice Giove mentre osserva Sterculo trotterellare dietro alle tonde natiche abbronzate di Giunone, “metto via i frustini” gli rispondo, “sa mai”.

Volume 2È quasi mezzanotte, decidiamo di indossare tutti qualcosa e di andare sulla terrazza per brindare e guardare i fuochi d’artificio: le ragazze si tuffano dentro a caldi cappotti e si lasciano stringere dagli ospiti ai quali regaleranno anche un bacio di buon auspicio.
Parte il conto alla rovescia, si stappa ulteriore champagne, i fuochi sono bellissimi. Giove alza il suo calice, brindiamo per la riuscita della festa ed invitiamo gli ospiti a tornare dentro per aprire le danze nelle camere da letto della villa.

Ogni camera è stata personalizzata, a seconda delle preferenze degli ospiti: c’è quella per l’amante dei pompini con un trono in velluto dal quale osservare la propria dea preferita inginocchiata ai suoi piedi, quella per l’appassionato di golden shower con una mega doccia tutta in mosaico dove lasciarsi andare liberamente, quella per il patito del bondage con corde e leve, quella con luci led completamente rosse a simulare un bordello olandese ed infine la stanza principale con un letto di tre metri per chi volesse omaggiare Bacco con una bella orgia.

È tutto perfetto: l’aria è pregna di sudore e sesso, la musica diffusa copre a stento le voci, i mugolii e le urla di piacere, c’è tutto quello che si potrebbe desiderare per festeggiare degnamente un Capodanno.

Caro Spo’, cari amici, spero che anche a voi non sia mancato nulla. Spero che l’abbiate passato con chi vi ama o almeno con chi amate e soprattutto senza mutande.
Buon anno a tutti.
Pirotecnicamente vostra,
Perestroja”

Sterculatece:

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