Er K.d.S. e la rappresentatività del tatuaggio

“”Nopperche er tatuaggio è na cosa solo tua che te rappresenta!” Disse er boro vicino a n’amico suo che stava a fa benzina davanti a me, mostrando orgogliosamente l’avambraccio co scritto “carpe diem”.
Ma tornamo a poco prima, ultimamente m’è implosa casa, quindi m’hanno sfanculato l’ unici due comfort che c’avevo, ovvero acqua calda ed elettricità.
De televisore, Internet, riscaldamento, frigorifero e tutte ste frociate da borghesi, ho imparato a fanne a meno anni fa, quindi data la mancanza dell’uniche du cose che me ricordavano che non vivevo dentro na grotta, so tornato a vive momentaneamente da mi nonna.
Visto che torno puntualmente in quella fascia oraria che va da notte fonda a prima mattina je porto i cornetti caldi.
Praticamente stavo da un cornettaro sulla tuscolana e leggo n’adesivo appiccicato sul vetro der bancone co scritto “chi va in giro de notte o vie da *** o va a mignotte”.
Me fece soride na cifra.

Comunque.
Pure oggi dall’ altro lato der mezzo telematico un sinergico K.D.S.

Praticamente stacco da lavoro e me dirigo in un localino de n’amico mio dove ce sta un crocevia de gente ambigua, allo stesso tavolo poi trova un pariolino che se stecca un campari cor gin cor sottosegrario alla coattagine de tor bella e a quello a fianco er forisede radical chic sei anni fori corso co la sciarpetta rossa che parla de macchine cor muratore filo salviniano simil skinhead che però pippa più de Lapo. Molto eterogeneo pe capisse.
Me misi ar banco, incontrai un tizio con il quale avevo fatto serata qualche giorno prima ed eravamo cascati dentro na festa gay privata, e te me insegni caro spo, che le feste gay stanno alla fregna come le pozze d’acqua in mezzo alla savana stanno all’animali, poi incontrà un rinoceronte o na gazzella ma qualcosa ce la trovi sempre, certo è che come mio solito io ce becco solo l’ ippopotami, comunque lui quella sera se infiocinò pure na bella pischelletta, io ripiegai sull’ amica brutta storta e fatta male, ma aimè stava mbriaca fracica e collasò prima de aprì le danze, ma è n’altra storia.
Mentre bevemo, dopo dieci minuti ce arivò una na cifra ambigua, pareva na cosplayer de Fiorella Mannoia, c’aveva un vestito de velluto verde, i capelli rosci e n’par de pannelli solari montati sulle dita che dichiarò esse anelli e che non avrebbe esitato a stampacce in faccia se fossimo stati scortesi, stava mpicciata fracica e oltre la quarantina, ma malgrado il nobile portamento e un italiano perfetto senza alcuna inflessione dialettale, la cosa che me stonava de lei erano i tre breccoloni de bamba che c’aveva in forigioco sur naso.
Cominciò a parla e fu subito palese che se voleva fa na serata de sesso e cocaina co tutti e due, ce toccava, s’appoggiava e ce stava a fa intosta er cazzo. A un certo punto, dopo na decina de minuti incrociai le braccia e questa me guardò schifata dicendome:” lo sai che nel body language, incrociare le braccia vuol dire che ti stai chiudendo in te stesso oppure annoiando?!” Se girò e se ne andò, così, de blocco, lasciandoce come du stronzi.
Dopo un po’ se ne andò pure er tizio.
Restai solo al bancone del bar, la Mannoia attaccò altri due seduti poco distanti da me e parlando se ne uscì dicendo: “sai, il tatuaggio è una cosa che ti rappresenta, è solo tua e in un certo modo ti deve appartenere” mostrando na cagata tipo un triskell sul polso.
Lei aveva rimediato, pe me se stava a fa tardi e me diressi a stoppamme l’ ultima Ceres al sopracitato baretto.
Piai i cornetti appena fatti e pe a via del ritorno beccai una iubi che stava tutta rannicchiata e infreddolita, manco aprì er finestrino che se buttò in macchina.
Me fece: “tesorí te prego accendi i riscaldanenti sto a morì de freddo!” Misi er condizionatore in modalità palladefoco pe fa sbrinà sta donzella, continuò co sto tesorí… “tesorí da quanto che non te vedo” ( n’cero mai stato co lei, almeno non me ricordo), “tesorí come stai?” “tesorí ma come mai sto freddo?” etc etc. io nel mentre me stavo a squaia dentro la macchina che ormai era arivata a temperatura Lagos d’estate, me cominciò a fa: ” tesorí te prego famo a pecora che almeno me scaldi il culo”; me tajai male.
Troppo.
Volume 2Vabbe passati dieci minuti dentro quel forno che na volta era la macchina mia, io stavo in mutande e mezzemaniche e questa ancora se doveva leva er primo paio de pantaloni. Partì co na pompa e appena appoggiò la mano me ricordai che non stavamo in estate, orientativamente le dita stavano sui – 15, er cazzo entrò in confusione, stavo con le palle floscie e ballerine in modalità cojone ribelle esploratore curioso che esce dar costume in estate quanno te abbiocchi sulla sdraio, mentre la cappella in procedura de rattrappimento tipo lumaca dopo che je dai na schicchera sull’antenne.
Na cifra particolare.
Se mise a pecora e pure le chiappe rasentavano er ghiaccio, pareva che me stavo a scopa un pupazzo de neve, a quel punto pure le palle se diedero alla macchia battendo in ritirata. Finimmo tutto, senza infamia e senza lode, ma lei non voleva scende dalla macchina, se vedeva, io da gentlemen e persona de gran cuore quale sono je offrii er cornetto mio, non je pareva vero, oltre al fatto che non so se fosse ancora caldo de forno o de macchina visto che ormai la dentro me se stava a squaia pure a leva der cambio per callo che faceva, come ogni donna che se rispetti me riempì de false promesse (sconti, scopate a casa e così via). Quando se ne andò me disse: “tesorì comunque bello sto tatuaggio” indicandone uno dei miei “che vuol dire?”
“boh… Me lo so fatto da mbriaco e manco só perché…” risposi io.

Un rappresentativo saluto.
Er K.D.S.”

Tatuatece:

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