Il Metallaro, la segretaria e i caramba

“Era una notte buia e tempestosa, avrebbe scritto Snoopy se l’avesse iniziata lui questa storia. Invece no, era una normalissima serata di inizio estate, tardissima serata, di quelle che ancora non se fa la schiuma dal caldo e anzi gironzolare per la strada maestra diventa un piacere e un modo di allungare la solita uscita deludente. Amici e amiche, amiche al cazzo che parlano parlano te la fanno crede ma non scuciono un pelo de fregna che sia uno.
Così, invece de famme intortà da promesse di rispondere sì a inviti a cena successivi e stronzate tipo gli apericena decido che 20 euro (se va male 30) li investo in un amplesso sicuro, professionale, col brivido della clandestinità che solamente la Palmiro Togliatti sa regalare. Meglio ancora se siamo in mezzo alla settimana e di gente che gira ce n’è tutto sommato poca.
Per capire meglio tutto quello che sarebbe successo dopo è meglio dire che ero vestito in maniera informale, diciamo camicia un po’ trendy e pettinato in maniera decente, visto che il locale dove ero andato tra le tante stronzate che propinava aveva anche quella di uno stronzissimo dress code. Niente a che vedere con il classico jeans e maglietta nera, per capirci. Alle volte mi chiedo chi cazzo me lo fa fare.
Il primo giro partendo dal lato della Prenestina serve a capire che aria tira, e poiché sto quasi elegante dopo il giro di boa degli archi metto gli occhi su una moretta con gli occhiali a montatura grossa e nera, che indossava un vestitino sobrio seppur colorato con gonna appena sopra il ginocchio, non le arrapantissime ma pur sempre sguaiate smutandate a culo de fori. Sembrava una segretaria che aspettava il bus piuttosto che una dispensatrice di coiti, così giusto il tempo di effettuare il secondo giro per tornarci che arrivo lì ma vengo anticipato clamorosamente da un ragazzino infame con una Peugeot. Con la coda dell’occhio controllo se la carica veramente e decido allora di proseguire ancora il giro, hai visto mai che qualche ritardataria esca fuori. Restano sempre le stesse, butto un altro occhio sull’eventuale riserva, una danzatrice di strada che balla tutto il tempo ma c’ha un culo che incanta, e nel mentre ripasso davanti alla postazione. Te la ritrovo lì, saranno passati forse 10 minuti. Hai visto mai che il pischello ha fatto in fretta, e poi dicono che i giovani sono una risorsa.
Si avvicina e ho un sussulto. E’ ancora più arrapante perché lascia solo immaginare quello che c’ha, con questo vestitino strizzato in vita con due belle tette non enormi ma sode, il decolté nero a spillo, provocante ma non volgare. Una zoccola di classe penso, nonostante questo alla richiesta di 30 controbatto con 20 e accetta senza fare troppe storie. Sale in macchina e tra le cose che segnano la differenza con altre mignotte è che ha persino un profumo delicato e non quelle schifezze che ti inondano la macchina e che devi tenere i finestrini aperti per due giorni per mandarlo via.
Con accento est europeo mi indica dove andare, una viuzza laterale e ben nascosti consumiamo il nostro coito in salsa yuppie. Sembriamo una coppia di colleghi con i colletti bianchi che ha una tresca dopo il lavoro piuttosto che l’incontro tra domanda di fica e offerta di fregna. Riesco a prendermela con calma, visto che a cena arrapato dalle tette di quella che mi stava vicino e sicuro che sarei finito sulla Togliatti (tanto là sapevo non se sarebbe rimediato una mazza), mi ero andato a tirare la classica pippa d’anticipo.
Volume 2Terminate le operazioni, dò alla mia concubina tutto il tempo necessario per rassettarsi, idem per me, cosa che come sto per rendermi conto sarà cruciale. Per riportarla in posizione devo rifare parte del giro di prima, e mi imbatto nell’incubo del mignottaro, una volante dei Carabinieri che ci affianca al semaforo. A finestrini aperti sottovoce le dico di non parlare casomai ci fermassero. Neanche a farlo apposta ci viene fatto cenno di accostare, cosa mai successa prima. Brivido lungo la schiena, ma non tutto è perduto, penso tra me e me. Certo che sarebbe una bella rottura di cojoni.
La volante si piazza accanto a me, il Carabiniere neanche scende dalla macchina, abbassa il finestrino e mi intima di fargli vedere patente e libretto. Senza nessuna reazione particolare gli allungo sia l’uno che l’altro, gli dico persino che dentro c’è il bollo e quello mi risponde che non è suo compito controllarlo, mentre la tipa rimane immobile, muta, e nel mentre giochicchia col telefonino.
Niente da segnalare per me, il caramba allunga l’occhio e ne approfitta per spizzare le gambe della mignotta che si gira e lo guarda con aria vagamente assonnata, visto che è quasi l’una. Ma chissà, c’era il fatto che aveva una borsa normale e non una borsettina piccola, un vestito tutto sommato normale, gli occhiali, non era truccata pesante e stava insieme a me che comunque ero vestito a tono con lei. La guardia avrà pensato che eravamo una normale coppia in giro di ritorno da qualche serata, e a lei non chiede niente. Mi rende tutto, mi dice un liberatorio “potete andare” e ripartono quasi sgommando.
Sospirone, per tutti e due, ma per non dare nell’occhio riparto anche io preoccupandomi di farmi seminare il prima possibile, come usciamo dal campo visivo dei Carabinieri accosto e commento la cosa con la tizia. Forse si è accorto di tutto e ha pensato che in fondo non rompevamo i coglioni a nessuno, forse si sarà segnato il nome. Boh, difficile intuirlo, fatto sta che siamo liberi.
Loro sono più abituate a queste cose, ma un controllo porta solo guai così rompe la tensione chiedendomi di riaccompagnarla a casa tanto per lei la serata si sarebbe chiusa qui. Manda un misterioso messaggio e ricevuta la risposta conferma la cosa. Strada facendo le chiedo il motivo di questo suo outfit, diciamo, molto formale. E mi risponde che alle volte le viene chiesto anche di accompagnare altre persone in serate extra, così stasera ha voluto provare ma non aveva funzionato granché, a parte me, il pischello di prima e un terzo avventore.
L’aria sarebbe per il bis, visto che m’è tornato durissimo, così provo ad inoltrare la richiesta per un secondo round in casa che lei inizialmente declina ma poi, vista la disavventura comune, acconsente ma a patto di fare pianissimo.
Vive dalle parti del Nuovo Salario, divide la stanza con un’altra che ancora sta lavorando in una palazzina infognatissima. Così a occhio e croce abbiamo almeno un’oretta tutta per noi. Prezzo concordato mezza piotta che però, vista la calma e la situazione, si rivela assolutamente ben spesa. Le faccio i complimenti e conto di ritrovarla nei prossimi giri, cosa che però non accadrà. Perlomeno non l’ho più riconosciuta.
Sulla strada del ritorno mi fermo a bordo strada a pisciare, sono le due e nel mentre vedo il blu della sirena di una volante dal lato opposto, che però passa e dentro nemmeno mi degnano di uno sguardo. Il cazzo è bello unto e odora di fragola.
Ammazza che seratona…”

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