Dal “Barrio” alle “Chicas” e ritorno

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“E dopo na serata un po del cazzo, e dopo alcune richieste…eccome qua a raccontavve qualcosa.
Ho 26 anni, condivido la vostra stessa passione, e probabilmente lo devo a quella tizia che alle medie me faceva le seghe sotto al banco, ma questa è n’altra storia, so ancora abbastanza giovane ma di esperienze un po ne ho fatte, dopo aver scavato nella mia memoria ho deciso di narrarvi di quella sera che entrai nel mio primo strip.
13/14 anni, mondi ancora da scoprire, cose ancora da provare, e un paese che per quanto messo male aveva molto da offrire.
Ebbene si, in sudamerica a quei tempi (e tutt’ora) il cambio di moneta poteva sorprenderti.
Dopo na settimana de organizzazione, finalmente co mi cugino più piccolo ma alto er doppio de me decidemo de anda in quei quartieri de cui avevamo sempre sentito parla no male, de più.
Eravamo giovani, a quei tempi probabilmente l’unico buco nel quale ficcavamo l’uccello era quello che si formava chiudendo la mano, c’avevamo voglia de tette, culi, de fregna sbattuta n faccia.
Salimo su uno de quelli che qua chiamereste bus, ma ve posso assicura che fareste i pompini all atac pe quanta è la differenza e dopo un bel po’ de fermate arrivamo e scennemo.
Na scena da film, quartiere al 80% ar buio e solo na luce ad un incrocio molto più in là, sul momento non pensavo saremmo arrivati vivi a quella luce, tra rumori nel buio, colpi de tosse e un po de merda nelle mutande se famo strada, arrivamo finalmente a sto incrocio un po più trafficato e decisamente più illuminato, subito n senso de sollievo, me pareva de esse uscito da silent hill. Se famo sta via spizzando a destra e a sinistra, finche le mie orecchie senitirono l’unica cosa che volevo senti li per li… “chicas, chicas..” urlava sto omuncolo davanti a sto portone completamente nero manco fosse mordor, me faccio avanti pe capi se finalmente eravamo nel punto giusto, e così era. L ‘unico pensiero che me passo pe la testa era si ce avrebbero fatto entra, e ndovinate un po?
Non glie ne fregava un cazzo a nessuno che a malapena c’avevamo i peli sull’uccello…chiedo quanto costa, praticamente quanto n sacchetto de amica chips comprate qua al supermercato, più che felice de sta cosa, a testa alta entramo.
Musica, gente tatuata pure dentro alle recchie, sguardi che dicevano tutto, ma più importante de tutto er resto, la fregna.
Fregna ovunque, finalmente eravamo a casa ora toccava solo rimediarne qualcuna per noi.
Buttamo l’occhi su un tavolo voto e se assettamo, non famo in tempo a godesse due minuti della bella tettona che ballava al palo che subito ste due puttane ce se avvicinano, ce chiedo se volemo da beve e alla nostra risposta positiva ce fanno porta du birre e se siedono accanto a noi.
Guardo mi cugino co no sguardo fiero, avevamo ottenuto quello che desideravamo da giorni (ma probabilmente anche da molto più), non ce restava che capi’ come procede.
Arrivati a metà birra, la troia, che probabilmente me voleva fa ordina altro pe famme spende, inizia a strusciare la sua mano sulla mia pancia, se abbassa sempre de più sta mano, manco in tempo a capi cosa stava ad accade, ed eccola m’aveva afferrato il cazzo, li..sotto il tavolo, era il più bel giorno della mia vita.
Dopo un po che era finita sta birra, la troia che se era accorta non avrei bevuto altro, pia e se alza co sta amica sua.
Me sentivo cosi’ solo, mi chiedevo se fosse gia’ finita, decido de fa na sosta al cesso prima de anda via, appena entro eccola, giovane, bella, tette eccezzionali…se ne stava li piegata per terra a pisciare ad altezza pompino.
Rimango li a fissarla, manco fosse la valigetta de pulp fiction… finisce de piscia che stavo ancora la, come un coglione a guardarla, che bel troione… me se avvicina e con l’accento più porco che avessi sentito in tutta la mia vita fino a li me dice “vuoi che andiamo dietro?”, non la faccio manco fini de parla che glie rispondo de si.
Me porta dentro sta stanza, tutta rossa, porta nera… puzzava de tutto, non c’era un odore che non fosse presente ma fregava cazzi, stavo per scoparmela. Un pompino, e finalmente a me, piccolo quattordicenne che quando tornava a casa da scola, se guardava dragonball, non me pareva vero.

Finito il pompino glie dico de girasse, un par de sculacciate su quel culo tosto che se trovava e via de pecorina, non so quanto durai alla fine, ma sti cazzi.. avevo sborrato felicemente.
Ritorno de la’, recupero mi cugino e se avviamo verso l’uscita. Fin li tutto bene, non poteva anna meglio.
Volume 2Purtroppo mi cugino c’ha sempre avuto il vizio de rompe il cazzo alla gente, se era tastato tutte le troie che se trovavamo davanti mentre camminavamo verso l’uscita e nessuna disse niente, tutte zitte, tranne una.
Riccia, panzetta da donna ai primi mesi de gravidanza, sguardo da “oggi ammazzo a qualcuno”; al palpaggio de tette ossessivo da parte de mi cugino, stacca la schiena dal muro do stava appoggiata e carica un destro che manco Oscar de la Hoya.
Lo ribalto’… occhiali da na parte, lenti dall’altra, me guardo intorno e tutto il locale era su de noi, battito forte culo stretto e consapevolezza de esse in una brutta situazione, recupero l’occhiali de quel testa de cazzo ed esco senza pensacce du volte.
Na volta fori lo guardo, naso sanguinante e sorriso tipico de chi non s’è pentito, “ok tutto apposto” penso… ora toccava solo torna a casa.
Co l’ ultimi soldi rimasti in tasca provamo a pia un taxi ma nessuno ce se ncula, nessuno se voleva sposta tanto.
Se guardamo in faccia e capimo che ce toccava n’altra volta, rientramo nel buio più totale e a passo accelerato cercamo un modo de torna verso casa, quando passi per certi posti, ad una certa età… l’unica cosa che vuoi e tornartene a casa.
Un ora e mezza tra ricerca e bus, ma alla fine rientrammo a quello che viene definito “barrio”.
Conclusione, setto nasale rotto per quel coglione de mi cugino, grosse risate, ma sopratutto una bella scopata per me, che a quei tempi era praticamente robba nuova.
Ai nostri genitori glie raccontammo che andammo alle giostre, e che mi cugino aveva dato na facciata da qualche parte.
Ancora oggi ce lo piano per il culo, se solo sapessero la verità, c avrebbero poco da cojona, avevamo passato n seratone.
Il più furbo de tutti, mi zio che all epoca c’ aveva 21 anni aveva capito tutto, preso da solo in confidenza me chiese “siete andati a puttane vero?”… alla mia risposta positiva, aggiunse un “bravi”.
Ero stupito, non m’aspettavo l’approvazione, lì, in quell istante capii che quello era solo l’inizio”

Occhialatece:

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